Il mio nome? Nessuno

Il mio nome? Nessuno

Passi che Ulisse per mettere nel sacco Polifemo gli dia false generalità. E passi anche che Terence Hill in “Il mio nome è nessuno” si faccia chiamare appunto come Ulisse. Sono strategie, vezzi, ci si mimetizza con l’ambiente circostante per saltare fuori all’improvviso e colpire.
Oppure non si vuole rivelare il proprio nome perché sarebbe pericoloso.
O lo si è dimenticato.
Oppure si è nessuno nel senso di uomo massa e quindi si finisce con l’essere tutti.
Ma in realtà questo non ha niente a che vedere col virus che ha colpito la specie umana negli ultimi anni: non si ricordano più i nomi.
Ti presentano qualcuno e hai dimenticato come si chiama prima ancora che te l’abbia detto.
Hai letto un bel libro, ascoltato una canzone che ti è piaciuta? Non ti ricordi il titolo e neanche l’autore, oppure li storpi. Ho visto Sodoma, bellissimo. Di chi è? Di Soriano. Osvaldo? No, Roberto.
Come si chiama? Sì, sì, quello coi capelli lì, sulla testa.

No, il film non l’ho letto.
Comunque niente a che vedere col libro, il libro è meglio.

Come Marquez che in Cent’anni in solitudine racconta del paese di Macondo, dove a
un certo punto la gente comincia a perdere la memoria e per ricordarsi come si chiama un oggetto e a cosa serve ci appiccica un biglietto di promemoria.
L’uomo è un essere sempre più visivo, preferisce guardare le figure e al massimo legge didascalie.
Sta su facebook.
Ascolta poco.
Parla quasi niente e, quando lo fa, dice quello che non sa, non sa quello che dice.

Pier Giuseppe Cavalli

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Nel prossimo futuro andrà per la maggiore il mestiere di suicidatore oppure potete mettervi alla prova viaggiando nel tempo per conto della Loca Corporation. www.amazon.it/…

 

 

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