Il wurstel e la taranta

Il wurstel e la taranta

L’esterofilia è un virus piuttosto di moda nell’italico stivale. A parità di valore un giocatore straniero viene comprato e idolatrato dalla squadra di culto mentre quello italiano viene venduto e dimenticato in provincia. La musica italiana è bollata come una pizza, senza offesa per la pizza che invece si fa valere anche all’estero. Bennato ogni tanto si arrabattò con l’inglese e nel 90 fece carte false per cantare con Bo Diddley, riuscendoci solo perché il rocker americano aveva visto l’Edo nazionale cantare l’inno dei mondiali di calcio in tivù. Con buona pace dell’essere stato il primo cantautore italiano a riempire S. Siro di gente.
Battiato impasta melange poliglotti non per farsi capire all’estero ma per entrare in contatto con medium babilonesi. Conosce l’arabo come il (quasi)conterraneo Federico II di Svevia, che invece odiava uscire dal sud Italia e anche se di origini tedesche era nato nelle Marche.
Esterofili lo sono anche (gl)i (im)prenditori del nord est (e non solo) che per guadagnare di più delocalizzano e producono in paesi ancora più a est.
E più a oriente si va, più si lavora di brutto. Soprattutto per copiare.
I cinesi copiano le griffe dagli europei.
Gli italiani dagli americani, come Alberto Sordi nell’Americano a Roma.
Si sa, qui da noi non funziona mai niente come dovrebbe, dai servizi alle teste che ci governano, ragion per cui l’esterofilia non è poi così sbagliata, a parte il fatto che se c’è la globalizzazione non si vede perché si debba considerare estera la musica di Elvis rispetto alla taranta pugliese, il wurstel rispetto alle polpette.
Il castoro canadese rispetto alla nutria polesana.
Padre Brown rispetto a Don Matteo.
Don Delillo rispetto a Don Camillo.
Nurejev rispetto a Don Lurio.
L’esorcista rispetto all’Esorciccio.
Del resto, se non ci penserà la rete, la società liquida verrà realizzata dal surriscaldamento globale, anche se c’e ancora chi cerca le proprie radici guardando in terra, costruendo muri e tracciando confini invece di scrutare il cielo.
Nel senso di sana meraviglia per il portento cosmico.

Pier Giuseppe Cavalli

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La Pizzata – (olio su tela 40 x 40- 2011) Pier Giuseppe Cavalli La Pizzata (olio su tela 40 x 40- 2011) Pier Giuseppe Cavalli. Dedicato a Stefano, Pier, Massimo, Sebastiano e tanti altri che la domenica sera si sono radunati intorno al mio tavolo per mangiare la mia pizzona. I colori e la tela sono un loro regalo …

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