Tutti vittime di un complotto

Tutti vittime di un complotto

Nei film poliziotteschi anni settanta muore un mucchio di gente. Anche bambini. Il che fa capire che aria tirasse in Italia col terrorismo. Perfino un duro come Mario Adorf si vedeva ammazzare la figlia davanti agli occhi (La mala ordina), salvo poi farsi giustizia con una serie di inseguimenti e ammazzamenti degni dell’IliadeAnche gli americani ci davano dentro, inaugurando il decennio con un cult come Il braccio violento della legge, o i vari Padrini.
Finito il 68, esaurite le scorte di allucinogeni, giunto al capolinea il Vietnam, la gente tornava con un piede per terra e l’altro nella fossa. Lo scaldalo Watergate fece il resto, dando l’idea che la popolazione americana, anzi mondiale, fosse vittima di un complotto.
Ti ammali di una malattia rara? La tua squadra del cuore perde la finale? I tubi del bagno perdono anche loro e tua moglie ti lascia per l’idraulico? Sei troppo basso? Sei troppo alto? Sei troppo bianco, troppo giallo, troppo nero? Un complotto. Gli ebrei. I banchieri. La Cia. I politici. I comunisti. Le multinazionali. Le staminali. Il diavolo. Internet.
Per le menti labili c’è sempre un complotto.
L’idea viene da lontano. Il povero Edipo è una delle prime vittime: ha fatto di tutto per non diventare leader del noto complesso. Niente da fare, il Fato ha deciso. Don_Chisciotte_e_Sancio_PanzaNon parliamo di Don Chisciotte, a cui il mago Frestone fa scherzi da prete in continuazione: i giganti trasformati in mulini, gli elmi in orinali, i castelli in miserabili locande.
O viceversa.
Il fatto è che quando non c’è il peyote ci pensa l’ipotalamo a produrre allucinazioni. La migliore di tutte, dice Morpheus, è la vita di ogni giorno che le macchine succhia uomini mettono in scena per farli produrre.
Lo dicevano anche Platone e gli indiani dell’India.
E il vescovo Berkeley, a cui guarda caso hanno dedicato un’università.
Un complotto, evidentemente.

Pier Giuseppe Cavalli

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Pescimacchina (olio su tela 70 x 70 – 2008) Pier giuseppe Cavalli

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