La leggenda di Robin Hood

La leggenda di Robin Hood

In principio fu Douglas Fairbanks Junior, coi sottotitoli e il pianista in sala. Poi è stata la volta di quel portento di Errol Flynn, venuto direttamente da un paese fondato da galeotti, l’Australia, per depredare galeoni (Capitan Blood) e ricconi (Robin Hood, appunto). Poi ne sono seguiti tanti, tra cui la volpe della Disney nel film a cartone animati col famoso tormentone di Cantagallo. Qui la confusione però regna sovrana, nel senso che nello zoo di Sherwood il povero Re Giovanni senza Terra è un leone senza però averne il cuore, come invece il legittimo sovrano.
Oltre al fatto che Robin, da brava volpe, si traveste da cicogna per partecipare al torneo.
Ma sempre per scopi munifici, rubare ai ricchi per dare ai poveri.
E non parliamo della squadra di calcio del Nottingham Forrest, che alla fine degli anni settanta da povera e sconosciuta è passata in Premier League, ha vinto il campionato e poi la Coppa dei campioni!
Due volte consecutive.
A questo punto un supernemico nostrano non poteva non prendere il coraggio a quattro mani e rovesciare la faccenda: rubare ai poveri per dare ai ricchi.
Di chi si tratta? Ma di Superciuk, naturalmente!
Arcinemico del Gruppo TNT, col suo fiato puzzolente rappresenta una vera e propria minaccia alcolica. Nella sua pancia miracolosa il Barbera decanta fino all’eruzione venefica come una ciminiera di Chernobyl, anzi di Seveso. E presto tutti gli industriali che col veleno si sono arricchiti, i faccendieri corruttori e i politici corrotti, gli intrallazzatori, i palazzinari, gli imprenditori rampanti e disonesti, gli si fanno intorno tirandolo per la mantellina perché li difenda.
Ma anche un supernemico ha bisogno di riposare. Troppo lavoro. E poi il vino non è più quello di una volta, adesso con tutti ‘sti controlli è sempre più difficile trovarlo fatto con le polverine, e Superciuk, si sa, predilige la frode. Guai al biologico, ai prodotti doc e alla vendita a chilometro zero. Senza contare che la gente si ubriaca sempre meno e preferisce i videogiochi, o peggio ancora sta diventando astemia.
Ragion per cui la minaccia alcolica si è eclissata.
Avrebbe anche potuto resistere, perché clienti ricchi da proteggere e poveri da spennare se ne trovano sempre. Sennonché un giorno si è accorto di avere anche un concorrente, uno difficile, anzi impossibile da battere.
Lo Stato.

Pier Giuseppe Cavalli

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Cornucopia (tecnica mista su cartone 80×60 – 2005) di Pier Giuseppe Cavalli. La cornucopia è la coppa che elargisce senza fine, il simbolo della fortuna, della fertilità dell’abbondanza. La coppa qui rappresentata è un vulcano che erutta bollicine …. Mi fanno pensare a qualcosa di frizzante di etereo, ma allegro. Così desidero condividere questa opera augurandovi la felicità e la leggerezza che la fortuna vorrà regalarvi

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