Le Cattedrali del futuro

Le Cattedrali del futuro

Vip, mio fratello superuomo è uno dei primi film di animazione italiani. I disegni di Bruno Bozzetto virano verso lo scarabocchio infantile: le navi cavalcano flutti aggrovigliati di onde, gli aerei scorrono in cielo come appiattiti da un acchiappamosche, i personaggi coi due occhi di profilo sembrano passati prima attraverso una camera ottica egiziana, poi in un cassetto rovistato dalla mamma, infine estratti dalle tasche di un bambino. Uno dei cattivi è un mostriciattolo con elmetto prussiano, monocolo, baffetti, che spara a ogni cosa si muova, e la cattiva proprietaria di supermercati viaggia su una sedia a rotelle con razzo propulsore e cingolati.
Sono disegni di bambino fatti da un adulto.
I manga sono disegni di adulti bambinizzati e fatti da altri manga.
Nel film di Bozzetto una acerrima nemica dell’umanità vuole spedire cerebro missili a destra e manca per far diventare gli uomini consumatori dei prodotti dei suoi supermercati.
Negli anni Settanta in Italia il nemico era il Supermercato.
Poi sono venuti i centri commerciali dove si sta al caldo d’inverno e al fresco d’estate.
Richard Widmark, il primario senza scrupoli di Coma Profondo diceva che le cliniche erano le cattedrali del futuro. Sbagliava clamorosamente, perché per ora le cattedrali del futuro o meglio del presente sono proprio i centri commerciali.
In un futuro futuro probabilmente ognuno avrà la sua cappella privata con schermo per ordinare online quello che gli serve. Una rete di postini collega già adesso milioni di loculi senza che il fedele debba muoversi per officiare.
Wall-e, il film di animazione premiato con l’oscar qualche anno fa, prevede tempi duri per l’umanità. I video compratori se ne staranno adagiati in comodissime poltroncine ambulanti polifunzionali, veri polmoni d’acciaio in grado di riparare organi obsoleti, nutrire, isolare e nello stesso tempo connettere l’homo insipiens al resto dell’alveare.
Un’umanità scarabocchiata anche questa. O meglio manghizzata attraverso le immagini virtuali di sé che manderà a spasso per il web per farle conoscere ad altre immagini, che faranno vergognare Platone per essere stato così un dilettante.
Tornando a Vip, il film del 1968 sottolinea un problema molto sentito all’epoca: la pubblicità come inquinamento neurale.

L’inquinamento, quello vero, le persone comuni manco lo consideravano: prati e fiumi parevano discariche, i dottori fumavano in corsia, lo smog imperava indisturbato. Guai però ad abbassare la guardia quando c’era Carosello.
Uno spot ti intrigava? Bisognava tirar su un muro mentale come quello del Villaggio dei dannati per impedire che ti penetrasse ledendo per sempre i tuoi preziosi neuroni.
Alberto Sordi si vantò sempre di non aver mai fatto pubblicità. Nino Manfredi invece se ne sbatteva sorbendosi il suo bel caffè col tormentone che più lo mandavi giù più ti tirava su. Era in buona compagnia, visto che Orson Wells pubblicizzava cibo per cani.

E comunque consumismo e inquinamento non sono così lontani. Ormai è un feedback. O un loop. Sempre il Bruno Bozzetto antipubblicitario nel suo Allegro non troppo illustrava un’evoluzione animale che arrivava all’homo consumator che imbrattava il pianeta di immondizia, una marea di pattume su cui faceva capolino uno scimmiotto con la classica bottiglia di Coca.
Oggi sono problemi superati.
C’è il riciclaggio.

Pier Giuseppe Cavalli

10603278_309230999262195_1464152077524482874_n (1)

Pier Giuseppe Cavalli (tecnica mista su tavola 35 x 45 – 2013) ) Ri-generis colors…rigenerazione e cura, la nuova genesi della Terra, catalizzatore la donna, femmina, madre, sorella. Dalla morte alla vita, da elementi chimici inerti alle molecole nuovamente vitali…..Oppure no? oppure…vortice di forme e colori, regolati da un semaforo ubriaco…titolo: Il semaforo ubriaco

Le Cattedrali del futuro

  1. Pingback: Pillole PoP

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pillole PoP - © 2017