Così son buoni tutti

Così son buoni tutti

Spesso i doppiaggi fanno brutti scherzi. In un western degli anni trenta, Prateria in fiamme, il doppiatore italiano fa dire “Camerati!” a uno dei cowboy. Mentre ne Il posto delle fragole di Bergman la battuta che in originale recita più o meno Perché credere in Dio? viene biecamente tradotta in “Perché dobbiamo discutere di Dio”? Gassman-ingegner Santenocito (In nome del popolo italiano) che esibisce vantandosi un linguaggio desemplicizzato, e che chiede al giudice (Ugo Tognazzi) un valido sinonimo, si sente rispondere “complicato”. Gli casca la mandibola e farfuglia: “Così son buoni tutti”.
“Sarai mondo se monderai lo mondo” predica Enrico Maria Salerno nell’Armata Brancaleone. “Rigore c’è quando arbitro dà” dichiara definitivamente Vujadin Boskov a dei giornalisti impietriti. E Robert Mitchum nei panni di Marlowe alla domanda provocante di Charlotte Rampling se sia un uomo pudico risponde “Dalla cintola in su”.
Marcello Mastroianni vorrebbe farsi annullare il matrimonio con la moglie borgatara e cicciona dalla “sacra ruota” (Romanzo Popolare), mentre Aldo Fabrizi presenta sempre a Gassman il suo figlio “primogemito” (C’eravamo tanto amati). E Nino Manfredi, vedendo che il suo amico mentore farmacista ateo prima di morire bacia un crocefisso, commenta amaramente che non è morto ma “pure lui ha voluto andare all’altro mondo“ (Per grazia ricevuta).
Tiberio Murgia fan di una diva del cinema agogna la sua foto con “l’elica” (invece di dedica) ne La grande guerra. Totò, è noto, si considera uomo di mondo perché “ho fatto il militare a Cuneo”.

Mourinho si complimenta con Wenger, l’allenatore con la faccia da sfigato dell’Arsenal, chiamandolo “perdente di successo”; così come Flaiano definisce non so chi “cretino di genio”.
Giorgio Manganelli, alla richiesta di un parere su un libro: “Non l’ho letto, non mi piace”.
Guglielmo di Occam taglia corto: “se ci sono due spiegazioni di un fenomeno, preferisco la più semplice”.
Luigi XVI il 14 luglio 1789 annota con sublime arguzia sul suo diario: “Niente”.

Pier Giuseppe Cavalli

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Pier Giuseppe Cavalli – L’albero delle mele (olio su tela 40X40 2013)

 

 

 

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