Mi hai cotto il razzo

Mi hai cotto il razzo

La frase è degli Skiantos, gruppo punk rock bolognese che esibiva i pomodori lanciati dal pubblico come medaglie. Era la fine degli anni settanta, la stagione d’oro dei cantautori stava tramontando, lasciandosi dietro tanti bei dischi che avevano venduto pochissimo ma che sarebbero stati rivalutati come classici.
De Gregori e Venditti agli esordi, nella pausa di un concerto si chiesero se fossero piaciuti, salvo non trovare più il pubblico che se n’era andato una volta tornati sul palco. De Andrè sul palco manco ci saliva, timido com’era. E Battiato lo premiavano in Germania come guru della musica contemporanea, ma qui in Italia non alzava una lira.
Bennato urlava a squarciagola al vento e solo con Pinocchio avrebbe cominciato (per primo) a riempire gli stadi. A Dalla cambiarono il testo di Quattro marzo 1943 e i ladri e le puttane divennero la gente del porto.
Paolo Conte faceva ancora l’avvocato.
Succede anche in letteratura o nell’arte, nasce il genio e nessuno se ne accorge, salvo poi ricordarsi di lui quando è già humus o al limite un vegliardo. Italo Svevo dovette diventare un pioniere degli incidenti automobilistici (era il 1928) per assurgere a icona della letteratura.
Come James Dean.
E Van Gogh, Modigliani?
“Memo” propheta in patria dicevano una volta, più o meno. Nel senso che la memoria difetta soprattutto nell’italico stivale, e del resto, come cantano sempre gli Skiantos, cosa pretendi da un paese che ha la forma di una scarpa?

Pier Giuseppe Cavalli

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Cristalli Sognanti (olio su tela 50×70 – 2005) Pier Giuseppe Cavalli – Collezione Privata

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