Fantasy batte fantascienza

Fantasy batte fantascienza

Nell’italico stivale la fantascienza non ha mai avuto vita facile. Come film, solo roba di serie B, anche se dignitosa come i lavori di Mario Bava, mago degli effetti speciali “fai da te”. Come sceneggiati televisivi viene in mente A come Andromeda, ma solo il titolo lo accomunava all’Andromeda cinematografico di Robert Wise: nel film americano un’ambientazione sofisticatissima, da noi i pur bravi Luigi Vannucchi e Paola Pitagora coi calcolatori della mutua.

Oppure le Uova fatali, da Bulgakov, un Jurassik Park nostrano con mostri che avrebbero sfigurato anche come pupazzi animati.
Se uno voleva fantascienza faceva meglio a leggerla sui fumetti, ma anche qui era abbastanza rara. Per un’avventura spaziale della serie Fantastorie o Dopo il Roller Ball sul Monello o L’Intrepido ti dovevi sorbite dieci western o polizieschi. Lanciostory era più generoso, ad esempio pubblicando la saga sudamericana dell’Eternauta.
Sempre nei fumetti pop se non la fantascienza almeno lo straordinario animava alcuni episodi di Tex (quelli con Mefisto, ad esempio), o Mister No (sul famigerato Triangolo delle Bermude), e soprattutto Zagor (il gigantesco robot dei primi numeri, o vari mostri e vampiri).
Poi la fantascienza è venuta di moda e la Bonelli ha varato albi come quelli di Martin Mystere, che è addirittura il detective dell’impossibile, Dylan Dog (l’investigatore dell’incubo), Nathan Never, ambientato in un futuro ipertecnologico.
È stata la seconda parte degli anni settanta ad aprire le frontiere con Guerre Stellari, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Alien, film seminali per i decenni successivi. Poi sono venuti i vari Blade Runner, Terminator, Atto di Forza, Matrix, tutti successi planetari.
Probabilmente era l’onda lunga dell’allunaggio, seguita dal sogno di un’astronave-aereo che avrebbe portato comuni turisti sulla Luna e chissà dove.
Ma lo Space Shuttle a un certo punto è esploso e lo spazio ha smesso di essere quello che era stato l’oceano per gli uomini del medioevo: lo schermo dove proiettare la propria immaginazione. In più con la tragedia vissuta in diretta mondiale lo schermo si era trasformato in sudario coprendo i sogni di esplorazione spaziale.
Allora dalle ceneri della fantascienza è venuto fuori il figlio basico e forzuto, non il chimico ma l’alchimista, non l’astronomo ma l’astrologo, non il fisico ma il metafisico: il genere fantasy.

Pier Giuseppe Cavalli

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La raccolta Ben Crawler suicidatore e altri racconti disegna con uno stile chiaro e appassionante un futuro distopico dove l’umanità ha ridotto il pianeta a un deserto e se stessa a una specie che non si distingue più da quella animale. Ma non si tratta solo dell’affresco di mondi possibili, o della cronaca di fatti scontati: la sopresa è dietro l’angolo, anzi dietro la pagina. Il viaggio nel tempo (in Demoiselles), il discorso all’Accademia (La scimmia sapiente), la visita di Dracula (L’ombra del divo) nascondono intuizioni finali inaspettate che illuminano retrospettivamente la storia fin lì narrata, come nella migliore tradizione della letteratura fantastica. ,

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