Barocco 2000

Barocco 2000

Nel suo Casanova Fellini ricostruisce la laguna veneta con teloni di plastica scura agitati a mano per simulare una burrasca. Sono così falsi che anche un cieco se ne accorgerebbe, ed è ovvio che l’intenzione del regista non sia di farci credere che quella è effettivamente la laguna, quanto piuttosto di fare cinema, che in questo caso significa sbandierare la finzione come un valore aggiunto.
L’esatto contrario degli effetti speciali di oggi, dove la tecnologia digitale fa vedere l’impossibile come se fosse vero. Draghi che carbonizzano città, lotte marziali volanti, particolareggiatissimi dischi volanti, idioti anabolizzati al volante, per un pubblico lobotomizzato dall’eccesso.
O che crede di non esserlo perché prende in giro le fanfaronate del cinema spettacolare credendo così di esserne distaccato.
Un film, uno spot pubblicitario, un documentario, devono per forza sbalordire. È il trionfo del barocco quattrocento anni dopo. Ma nel barocco non ci sono solo Shakespeare e Bernini, ci si trovano anche metafore grottesche come luna, del padellon del cielo gran frittata (Gian Battista Marino).
Proprio in quell’epoca l’eccesso di realismo porta a una rappresentazione fantastica della realtà, come se una lente d’ingrandimento facesse luce sul mondo infinitamente piccolo che compone le cose.
Similmente nei nostri film ultramoderni: con zoom all’interno del corpo umano fino a cellule e particelle sempre più piccole, e controzoom ad allontanarsi per comprendere la galassia e l’universo.
L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo al servizio della rappresentazione digitale. Non il contrario.
Come diceva Marshall Mc Luhan il medium è il messaggio, definizione criptica e a doppio fondo proprio come il barocco, ma che si può riassumere così: la tecnologia non è più funzionale a uno scopo (far sembrare la scena di un film vera), ma a se stessa.
Si va al cinema non per vedere un film e dire ci credo. Al contrario la perfezione degli effetti allontana lo spettatore dalla veridicità della storia.
Il mezzo è il messaggio, appunto.

Pier Giuseppe Cavalli

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La consolle dell’astronave Orange (olio su tavola 50×50 – 2014) Pier Giuseppe Cavalli

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