Il pugno del Porcospino

Le trame dei fumetti coi supereroi negli anni settanta erano ridotte all’osso, ma un osso di quelli tipo carpo o metacarpo e non femore, per cui succedeva che un supernemico organizzava una trappola, attirava il supereroe, si menavano di brutto e l’episodio finiva. Con buona pace delle proliferazioni di albi e divagazioni varie che si imposero negli anni novanta e che adesso costringono un lettore a comprare un’edicola di albi per sapere se il pugno del Porcospino (esiste davvero ed è un nemico di Ant-man e di Capitan America) è andato a segno o nel tragitto è finito in un’altra dimensione.
Una cosa simile la faceva Stephen King, che nei suoi romanzi fiume ti doveva informare sulla dieta dell’amico del cugino della sorella del protagonista, mentre quest’ultimo l’avevi lasciato cento pagine indietro a vedersela con un vampiro appena sbarato.
Così non bisogna meravigliarsi se in un albo di Iron man non trovi più solo Iron man o magari Hulk come ospite, ma legioni di supereroi, o amici, o compagni, o nemici (sempre
super) che si arrabattano in cicli, saghe, saghe di cicli, cicli di saghe infiniti di un caos programmatico che sembra preso da Beautiful.
Lo faceva già anche Dumas padre nell’800. Il quale Dumas aveva un esercito di scrittori (studenti, praticanti, gi
ovani di belle speranze abbagliati dalla ville lumiere) alle sue dipendenze. Tu oggi scrivi di Montecristo (Edmond Dantes) che gioca a scopone con l’Abate Faria, e tu invece finisci il duello tra D’Artagnan e Forget cominciato ieri.
Sublime.
Lo pagavano un tanto a pagina.

 

Pier Giuseppe Cavalli

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Microscopic Vision – olio su tela – 30×30 – 2013 – Pier Giuseppe Cavalli

 

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