La faccenda della bobina mummificata

Vedere in tempo reale o quasi una serie o una trasmissione americana di successo è uno dei miracoli dei new media. Ti fa capire che la globalizzazione è un fatto. Mangiare hamburger come un falegname del Wyoming, hot dog come un alsaziano, e vestire a vita bassa e col cavallo dei jeans a livello ginocchia come uno skatebordista di Venice, California, è fico, sì. Ma vuoi mettere seguire CSI NY o LA quando anche laggiù stanno vedendo la tua stessa puntata, mentre i RIS qui da noi sbagliano l’etichetta delle provette?
templar-1Negli anni settanta la tele trasmetteva Roger MooreSimon Templar come una novità e lui era già 007 al cinema. Per non parlare dei film che per quanto in prima visione ci volevano mesi perché arrivassero qui da noi. E dalla città alla campagna altre settimane. Poche volte c’è stato sincronismo città campagna: solo Guerre Stellari e Grease, mi pare.
Nei cinema di seconda e terza visione fluttuavano bobine mummificate con attori che nella realtà erano diventati vecchi. O morti.
Miracolo del cinema, che dopotutto è un’arte da spettri.
Adesso però le cose sono cambiate e siamo immersi nel presente continuo. Salvo poi rendersi conto che la rete trasuda di profili face book di gente morta e che nessuno, parenti compresi, si prende la briga di togliere.
Fluttuano. Tu muori e la tua immagine rimane come sulla lapide al cimitero, un bel ghigno da Photoshop, uno
sguardo magnetico da animale predatore, mentre sottoterra i vermi pasteggiano.
Dov’è Polonio?, chiede il Re ad Amleto, che Polonio l’ha appena ucciso. A cena, risponde il .principe di Danimarca
Come pasto, naturalmente.

Pier Giuseppe Cavalli

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Profondo verde (olio su tela 70 x 70 – 2011) Pier Giuseppe Cavalli

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