Tex vs Zagor

Tex vs Zagor

Tex era soprattutto per i grandi: fratelli maggiori, zii, papà. I più giovani preferivano Zagor. Intanto faceva ridere per la presenza di Cico, un po’ il Sancio Panza della situazione, anche se sciorinava una decina di nomi millantando nobili origini.
E poi Tex annoiava con interminabili discussioni tra lui Kit Carson, Tiger Jack e Kit (Willer) davanti al fuoco di un bivacco, o la classica bistecca alta due dita accompagnata dalla altrettanto classica montagna di patatine fritte. Parlavano, parlavano e parlavano spaccando il capello in quattro prima di iniziare un attacco od organizzare una trappola.
Mai visto Tex prenderle in una scazzottata. O perdere un duello ad armi pari.
Anche Zagor menava di brutto, ma sarà per l’ambientazione esotica (la mitica foresta di Darkwood), sarà perché era solo e alle prese con certi che erano davvero supernemici (Iron man, Hellingen), avevi spesso l’impressione che fosse a rischio. Mentre Tex dai suoi pard poteva aspettarsi un aiuto, Zagor da Cico solo complicazioni.
Col personaggio di Mister No prima e di Ken Parker poi, questa idea che l’eroe rischiasse e non fosse invincibile si è fatta più marcata. Mister No è addirittura un ubriacone, un residuato bellico della guerra di Corea, finito nel mezzo dell’Amazzonia a far da guida ai turisti. Non più un western, dunque, che all’epoca per la Bonelli (Casa editrice Cepim) era un azzardo mica da poco.
E Ken Parker veniva addirittura da un film, Corvo rosso non avrai il mio scalpo di Sidney Pollack, uno di quei western revisionisti pro indiani e minimalisti in voga negli anni settanta radical chic. I disegni di Alessandrini, così fumettosi e poco rispettosi del realismo tradizionale, erano un altro pugno nello stomaco per i lettori.
Ma gli anni ottanta si divorarono Ken Parker e molte altre testate. Probabilmente perché il political correct non andava più di moda: stava arrivando il reaganismo e in Italia Drive In.

Pier Giuseppe Cavalli

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Cactus – olio su tela 30×40 – 2013 – Pier Giuseppe Cavalli

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