Le cose migliori sono inglesi

Le cose migliori sono inglesi

Gli inglesi ci sanno fare.
Devi perfezionare il tuo stile di ballo con lezioni private? Ci penserà un maestro inglese smilzo e imparrucchinito col tassametro fisso sul costo “un occhio della testa”  all’ora (De Sica, Il Boom). Cerchi la miglior marmellata del mondo? La trovi da Harrods. Le razze di cane più selezionate? In Inghilterra (Il cane da un milione di dollari, Alan Ford n. 18 – 1970). I fiori che più fiori di così è impossibile trovarli? Sempre là.
E l’investigatore più famoso del mondo? Il gruppo rock per cui le teenager si strappavano i capelli come baccanti?
Inglesi. Mentre da noi imperversava Nicola di Bari.
I cantautori, o i gruppi rock nostrani vendevano una cicca. Qui a casa nostra la cultura pop arrivò in orario come i treni. In più venne fermata alla dogana. Oggi ci sono frecce che sfrecciano sui scalcagnati binari dello stivale, e possono essere rosse o perfino argento. O chiamarsi Italo. All’epoca della rivoluzione pop sugli stessi binari sciamavano treni dalla nomenclatura arcana: accelerato (quando finiva l’accelerazione? E soprattutto quando era cominciata?), diretto (nel senso pugno o di poco diplomatico?), e se non bastava il diretto ecco il direttissimo, con cui c’era poco da scherzare.
Il nostro boom, economico, è stato solo di tipo consumistico. Alberto Sordi nel film citato si è venduto un occhio per stare al passo della propria italica millanteria. Durato il decennio a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, il boom anzi il pffft ha sommerso la società italiana di oggettistica a cambiale e smania di lusso. Ha reso le persone più ricche di elettrodomestici e tempo libero.
Poi il riflusso ha lasciato i rottami.
Oggi si ricicla.

Pier Giuseppe Cavalli

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Pinneapple Drink – olio su tela 70×50 – 2012 – Pier Giuseppe Cavalli

 

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