Ragnatele ascellari

Ragnatele ascellari

L’effetto nostalgia è una brutta bestia. Nel senso che a forza di guardare indietro (gli anni settanta, tanto per fare un esempio) non vai più avanti. O ci vai ma solo per inerzia.Però come la mettiamo con quel motto per cui chi non conosce il proprio passato non saprà mai progettare il futuro?
Se i disegnatori di Iron Man, quello sfolgorante attuale del ventunesimo secolo, non si fossero dati una guardata a cos’era il loro supereroe cinquant’anni fa, probabilmente non avrebbero mai progettato il supercyborg di oggi. Ospite dell’albo dedicato a Devil, Iron Man parte come una specie di bidone delle immondizie color oro, un C1B8
similumanoide, dove per umanoide si intende al massimo stare alla pari con Boss Robot, il buffo personaggio che fa la sua comparsa negli episodi di Mazinga.
Chissà poi se sono i giapponesi a dare la stura a tutti gli uomini meccanici che si sono succeduti nell’immaginario collettivo, oppure gli americani? O i futuristi italiani, che blateravano sulla necessità di azzerare l’io per far posto alla macchina? Oppure il sogno dell’uomo potenziato artificialmente deriva dalle armature medievali, o da Dedalo, o addirittura da Prometeo che ruba il fuoco agli dei?
Da Prometeo a Iron Man, passando per la bomba atomica e il forno a microonde.
Se l’uomo fosse rimasto con la testa al suo passato, addio innovazioni tecnologiche. Non ci sarebbero i super supereroi della Marvel ma solo i loro goffi antenati, antenati che a sfogliarli oggi ci sembrano delle macchiette: il primo Uomo ragno con la ragnatela sotto le ascelle, Devil con la canottiera sopra la tuta, Mr Fantastic che pare Sherlock Holmes, la Torcia umana un guizzo informe come l’Ulisse dantesco all’Inferno.
Ulisse che guarda caso varcando le Colonne d’Ercole è il simbolo della temerarietà umana insofferente dei limiti imposti dai dogmi, e quindi della scienza.
Per Dante dunque andare avanti a testa bassa è follia. Così come cogliere i frutti dall’albero della conoscenza anziché da quello della vita.
Per fortuna i suoi successori non l’hanno pensata così. E adesso stiamo qui. Di frutti grazie alla ricerca scientifica ce ne sono in abbondanza e non hanno neanche più bisogno degli alberi.
Che del resto tra un po’non ci saranno neanche più.

Pier Giuseppe Cavalli

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Il dio cannibale – olio su tela 2008 – Pier Giuseppe Cavalli

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