Il grigio sta bene con tutto

Il grigio sta bene con tutto

Le macchine (nel senso di automobili) di oggi sono tutte grigie. O quasi. Se si fa una prova mettendosi davanti a una via di passaggio e si contano le prime cinquanta macchine in transito, più della metà sono grigie. Se poi si includono quelle bianche e quelle nere il numero sale a più di quaranta.
Oggi se uno si compra una macchina colorata lo guardano come un sopravvissuto del ventesimo secolo. Preistoria. Armani ha vinto. Il minimalismo ha vinto. I più temerari usano parole come avorio, ghiaccio, antracite, canna di fucile, ma verrebbe da dire canna del gas.
Il grigio sta bene con tutto. Come se uno la macchina se la portasse al posto della cravatta, che anche quella ormai sta sparendo. Inoltre il grigio ha il pregio di fare massa, nel senso che se da una parte è neutro, allo stesso modo è suscettibile di essere anche un colore diverso. È un colore potenziale. Chi guida una macchina grigia o veste di grigio può anche convincersi di cavalcare un fucsia in potenza. La sua, dal concessionario, in boutique, non è stata una
scelta irreversibile come avrebbe potuto essere un completo scozzese o una macchina blu elettrico; è stata piuttosto una scelta che racchiude infinite possibilità.
Senza contare che se vuoi restituire la macchina e cambiarla con un’altra (sempre grigia), ti srotoleranno il tappeto davanti (grigio anche quello).
Cantava Celentano in Un albero di trenta piani che saremmo diventati tutti grigi, con la faccia di pietra (o di cera, è la legge di questa atmosfera, che fuggire non puoi, fino a quando tu resti in città).
Più o meno.

Pier Giuseppe Cavalli

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Ortega guardò in alto. Il traffico aereo passava a strati, dai grossi bus magnetici ai singoli ricconi che si spostavano su sofisticati ordigni a retrorazzi, mentre in strada i pedoni viaggiavano quasi tutti su pattino. “Inutile che stiamo qui, andiamo alla fermata del carrello” disse Ortega. Con la divisa e il distintivo della Western Company tagliarono la folla come burro. La divisa consisteva principalmente nei pantaloni aderenti in pelle e nel cappotto nero, molto lungo, che serviva per nascondere l’armamentario. Questo, oltre alle cariche per la pistola a raggi e qualche aggeggio che non si usava mai, era costituito soprattutto dal Segnalatore, un modello antiquato e ingombrante – pesava quasi venti chili – indispensabile per essere rintracciati nel tempo. Lo portavano a turno. Quando era in coppia con qualcun altro Juan quella fatica se la giocava a drax, ma con Ortega non c’era verso, troppo pigro, troppo sofistico.

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