Sono solo canzonette

Verso la fine degli anni settanta anche la musica italiana popolare si modernizzò con ritmi scattanti. I vari cantanti della vecchia guardia, i Claudio Villa, Domenico Modugno (che era anche autore), Gianni Morandi e Nazzaro, Marisa Sacchetto e Sannia, e via dicendo, vennero sostituiti da giovinastri come Viola Valentino, (Donatella) Rettore, Umberto Balsamo, Loredana Bertè.E via dicendo.
rettore_1Alle sagre, sugli autoscontri, sentivi intonare quella roba lì, e non i “classici”. Sentivi versi del tipo “sciogli le trecce ai cavalli”, “il cobra non è un serpente”, e non “binario triste e solitario”.
Villa si arrabbiò di brutto sbraitando che non avevano la voce, non sapevano cantare. In parte era anche vero. Oppure la voce ce l’avevano ma non cantavano più: interpretavano.
Riccardo S(Cocciante) soffriva le pene dell’inferno per confessare i suoi amori infelici. E Patti Pravo accompagnava le parole coi gesti sinuosi delle mani come un vigile ispirato nel dirigere il traffico.
Nella ressa dei quarantacinque giri, spuntavano anche canzoni del cantautorato nostrano, di Branduardi, Bennato, Venditti, Battiato, dello scanzonato Rino Gaetano inventore di scomode filastrocche.
Con Una donna per amico, L’ultima luna e Buona Domenica Battisti, Dalla e Venditti facevano gli americani con un sound da autostrada.
E un tizio (Umberto Tozzi) faceva saltare il banco ogni estate con canzoni dal titolo laconico e versi strambi: Ti amo, Tu, Eva, Gloria. Quest’ultima sfondò perfino all’estero, caso strano all’epoca, perché da Caravaggio in poi è l’Italia a essere colonizzata e non viceversa.
Comunque, di lì a poco Michael Jackson avrebbe copiato Al Bano.

Pier Giuseppe Cavalli

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Bollicine – olio su tela – 20×20 – 2007 di Pier Giuseppe Cavalli

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