I laghi, non vado mai

I laghi, non vado mai

Tanto per cominciare al primissimo posto “assolutamente sì”, che non si capisce perché assolutamente. Caso mai “assolutamente no”, giusto per spirito di contraddizione. Ma resta sempre quel timbro d’assolutezza che guarda caso proprio oggi, in questa società, è ciò che manca. Poi chi è magro spesso è pure allampanato, e non si è mai sentito di un tizio che sia solo allampanato. Caso mai lampadato. E del resto com’è di solito la fronte? Madida di sudore. L’aggettivo madido, che pare una cosa esotica, richiede sempre il sudore. Una cosa tipica poi lo è per antonomasia, che molti si chiedono ancora chi sia. E che mestiere faccia, questa Antonomasia, sfortunata una cifra (badate bene) ad avere un nome così.
Le cose devastanti da qualche tempo hanno ceduto il passo, probabilmente per la devastazione. Adesso va di moda il prefisso stra-, che indica eccellenza. Parole come ganzo, fico, togo sono finite nel dimenticatoio; e anche megagalattico, che imperversò alla prima ondata dei vari Goldrake, Mazinga, e via
discorrendo.
Quando c’erano Cochi e Renato alla tivù, uno dei tormentoni era: Ciao, bella gioia!
E giù tutti a ripetere Ciao, bella gioia, in qualsivoglia circostanza.
Sempre Renato (o chi gli scriveva le battute) coniò una frase stupenda: I laghi, non vado mai. Della serie si comincia col complemento e si finisce con una negazione nascondendo perfino il soggetto.
Anche iniziare un periodo con della serie è una maldicenza bella e buona. Chissà perché poi bella e anche buona. Uno dei rarissimi casi in cui estetica ed etica vanno a braccetto.
Appunto: a braccetto.
Nanni Moretti dice che chi parla male pensa male.
E chi si esprime per stereotipi?

Pier Giuseppe Cavalli

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Pescimacchina – olio su tela 70 x 70 – 2008 Pier Giuseppe Cavalli

 

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