Errare umanum a est

Errare umanum a est

Ogni comico ha la sua brava spalla e ogni eroe il suo assistente. Sherlock Holmes è aiutato da Watson, Nero Wolfe ha Archie Goodwin mentre Martin Mystere sta con Java, un uomo di Neanderthal in giacca e cravatta.
Dylan Dog non si fa mancare niente e allora ecco Groucho, comprese le battute, mentre Nathan Never è più sofisticato e ad aiutarlo è un tipo che ha lo stesso nome di Freud, Sigmund.
È la cultura alta ad essere entrata nei fumetti pop a partire dagli anni ottanta, proprio quando fuori dai giornalini la società di stava deculturando. I libri tosti hanno chiesto asilo politico ai fumetti. Mentre in Francia i fumetti erano già libri tosti.
Molti episodi di Martin Mystere sono piccole enciclopedie di saggezza. Una volta ci trovi l’Aleph di Borges, un’altra La Battaglia di San Romano dipinta da Paolo Uccello, o la civiltà di Palenque.
E naturalmente gli antagonisti per eccellenza: gli Uomini in nero.
Nell’immaginario collettivo non manca mai l’idea di un’organizzazione che fa sparire le tracce, mette a tacere un testimone, rende segreta una scoperta. Un po’ come il risolutore di Pulp Fiction, Harvey Keitel, chiamato a ripulire un’auto sporca di pezzi di cervello e sangue, e far sparire il cadavere in tempi strettissimi.
Se poi si possiede una penna per far dimenticare, come in Men in black, il compito diventa più agevole. Il pianeta è una discarica di razze aliene camuffate in cagnetti? Assurde minacce mettono in pericolo l’umanità a ogni giro di lancette? Gli ufi sono tra noi?
Non bisogna preoccuparsi. La penna cancella tutto e si può vivere tranquilli e beati nell’inconsapevolezza. Che è poi la condizione comune alla stragrande maggioranza degli umani. Guai se si avesse presente che miliardi di miliardi di batteri ci popolano, e miliardi e miliardi di chilometri ci separano dalla stella più vicina, che è così lontana che la vediamo adesso com’era quasi nove minuti fa.
E guai se si sapesse che tutti, perfino i tedeschi, sono frutto di un errore di replicazione genetica.

Pier Giuseppe Cavalli

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La folla poteva essere come un fiume, o un torrente … difficile da attraversare. Esistevano cavalcatori d’onda che battevano di continuo i record di spostamento, camminando anche sopra i propri simili con ai piedi scarpe guantate carezzando i cervelli di chi stava in basso …

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