Ulula là

Ulula là

Tony Curtis e Roger Moore pare che non si sopportassero e che sul set di Attenti a quei due (The persuaders) fossero sempre lì lì per darsele, proprio come nel primo episodio. Metodo Actor’s Studio’s, evidentemente: calarsi nella parte finché sembra la verità. Come De Niro che per impersonare Jack La Motta (Toro scatenato) ingrassò decine di chili con una dieta a base di birra e patate.
Tony Curtis veniva da Hollywood ed era una star in disarmo, Moore aveva fatto soprattutto televisione e di lì a poco sarebbe diventato immortale come 007.
Anche Tognazzi e Vianello passarono per la televisione prima di sfondare. Il primo, a volte becero altre sottotraccia, diventando uno dei colonnelli della commedia all’italiana, il secondo restando imprigionato nel tubo catodico per altri quarant’anni. Ma con garbato successo.
Difficile che una spalla diventi un corpo intero.
C’è riuscito Walter Matthau uscendo dall’orbita di Jack Lemmon nei film di Billy Wilder, salvo tornarci quando ormai il suo nome compariva per primo sui cartelloni pubblicitari.
Comunque non sta scritto da nessuna parte che porgere le battute al comico protagonista sia facile. Totò senza Peppino sarebbe un po’ meno Totò. Impossibile immaginare la lettera della Malafemmena senza la mano titubante di Peppino a scriverla.
Dean Martin senza Jerry Lewis lo stesso.
E che dire di Gianni e Pinotto?
Ma soprattutto di Stanlio e Ollio? Le gag di Oliver Hardy sono generate dalla sbadataggine del compagno.

L’uno senza l’altro non esiste.
Anche se si è in più di due. Basta pensare ai Fratelli Marx. O ai Monthy Python. I dialoghi diventano ragnatele i cui fili si intrecciano in tappeti di parole la cui trama è un unicum: tiri un filo e crolla il sipario.
Difficile che Gene Wilder da solo tenga in piedi tutta la baracca di Frankenstein Junior, senza l’ineffabile servo gobbo dagli occhi a palla, lo straordinario Martin Feldmann.
Anche quando la spalla è uno specchio dove riflettersi: Watson non sarà essenziale come porgitore di battute, ma senza di lui Holmes si perderebbe in elucubrazioni sempre più astratte fino a dissolversi.
Don Giovanni privo di Leporello è solo una creatura dell’abisso, ma col suo servo si eleva a immortale seduttore.

Pier Giuseppe Cavalli

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Gioco di società – olio su tela – 30×30 – Pier Giuseppe Cavalli

 

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