Raccontamene un’altra!

Raccontamene un’altra!

Sembra che raccontarci storie sia Lo sport preferito dell’uomo, checché ne dica Howard Hawks che nell’omonimo film vuole darci a bere essere invece la pesca, salvo esaltarla attraverso un Rock Hudson che millanta pescate bibliche senza aver mai tirato una lenza.
Millanta, appunto.
E anche se il raccontare storie, nel senso di mentire, passa per azione disonesta, praticamente non c’è momento della giornata in cui l’homo sapiens non favoleggi.
Se non lo fa con gli altri, se anche si trova in un’isola deserta, lo fa comunque con se stesso. Ad esempio pensa di essere un buon guidatore, una persona onesta, un bravo lavoratore. E soprattutto pensa di vivere per sempre, o comunque si comporta di conseguenza. E se l’isola è troppo deserta, ecco che si circonda di una troupe televisiva e compagni di bisboccia per piangersi addosso e raccontare storie.
O meglio panzane.
La più grande di tutte è far credere che quello che sta succedendo nell’isola sia vero e non una farsa, una recita da pessimi attori dove anche i gesti più semplici sanno di fasullo. Non si cucina un intruglio per mangiarlo, ma perché la gente veda che si sta cucinando un vero intruglio affinché entri veramente nella bocca, che è davvero una bocca il cui scopo è aprirsi per farci entrare cibo cibo.
Questa sera si recita a soggetto, scriveva Pirandello.
Nel senso che se anche non c’è il copione con le battute da imparare a memoria, e quindi sembrerebbe esserci spazio per l’improvvisazione, siamo sempre nel recinto della finzione.
Ci si racconta storie.
Del resto, che inventarsi le cose al momento senza seguire un percorso stabilito non fosse patente di realismo e veridicità, lo sapeva bene anche Goldoni: difatti a un certo punto si mise a scrivere le battute per gli attori. Sennò gli arlecchini e i pulcinella avrebbero continuato a farfugliare cose idiote e ripetitive proprio come i protagonisti dei reality show.
Raccontare una storia non significa necessariamente scrivere Moby Dick. Purtroppo. Il più delle volte ci si ferma a un’ora tipo dentro la casa del Grande Fratello. Oppure se va bene si scrive il copione di Truman Show.
Ossia la storia di una cavia che crede di vivere la realtà e invece partecipa a una storia.

Pier Giuseppe Cavalli

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Il sole dietro la tenda – olio su tela – 20×20 – Pier Giuseppe Cavalli

Raccontamene un’altra!

  1. quoto in pieno. si chiama “sindrome dei vent’anni”.

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