Una volta dentro non c’è più scampo

Una volta dentro non c’è più scampo

I telefilm avevano un posto di primo piano nell’immaginario collettivo. Parliamo sempre di anni settanta, ovviamente. Meno impegnativi di un film, più familiari perché ripetitivi, davano la giusta dose di peripezie per poi rientrare nel porto sicuro della sigla, sempre un motivo orecchiabile e a volte vendutissimo come 45 giri.
Basti pensare a Furia, che risollevò Mal, capelluto cantante inglese dal sorriso smagliante. O a Sandokan, sceneggiato italianissimo con musiche degli Oliver Onions, i fratelli De Angelis), gli stessi dei film di Bud Spencer e Terence Hill.
È sconcertante guardare indietro e vedere come si andasse al cinema per film che oggi non passano nemmeno più per i canali che più locali di così si muore. Già quelli della coppia citata erano pellicole di cassetta, divertenti e fatti bene, sì, ma comunque di serie B. Ma i titoli pecorecci con i vari Alvaro Vitali, Renzo Montagnani, Edwige Fenech? E i western spaghetti derivati dei derivati di quelli di Sergio Leone?
Tutta roba che nel migliore dei casi definiamo kitsch, eppure faceva soldi.
Vuol dire che ancora negli anni settanta erano in tanti ad andare al cinema, uno zoccolo duro di bocca buona pagava il biglietto per vedere tette e culi o cento colpi consecutivi sparati da colt che ne portavano sei.
E difatti anche i paesi più piccoli avevano il loro cinema, magari quello dell’oratorio.
Tutto un immaginario in movimento, una cornucopia di personaggi e peripezie che si riversavano su spettatori sgranocchianti popcorn e appollaiati su seggiole scricchiolanti.
Poi i “canali liberi” si sono sostituiti agli schermi. I cinema hanno cominciato a chiudere. I vari Eden, Concordi, Supercinema, si sono trasformati in banche, centri di telefonia, negozi di abbigliamento. La televisione aveva vinto.
Infine il contrattacco, ma non come entità isolate, bensì come multisale dove tutto è proprio multi. I popcorn ad esempio adesso si consumano non in sacchetto ma dentro un secchio, e pure la Coca cola invece che in lattina te la spinano dentro un serbatoio. Invece delle caramelle puoi acquistare miriadi di leccornie di infinite forme e colori, e se ti penti e vuoi vedere un altro film non devi riprendere la macchina che hai parcheggiato nel sotterraneo del silos sul tetto: lì nella tua multisala ci sono tutte le alternative.
Una volta dentro non hai più scampo.

Pier Giuseppe Cavalli

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SalaOtto – olio su tela – 50×60 – 2010 – Pier Giuseppe Cavalli

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