Il western come genere staminale

Il western come genere staminale

Ci sono due tipi di western, quelli con armi a ripetizione e quelli con armi a un colpo solo. Oppure quelli con gli indiani e quelli senza. Coi nordisti e coi sudisti. Oppure coi messicani. Oppure girati in Spagna o in Sardegna. E quelli con contaminazioni tecnologiche tipo il treno o addirittura l’automobile.
I primi possono contenere la Guerra d’Indipendenza contro le Giubbe rosse, tipo il Comandante Mark e i Lupi dell’Ontario, e perdersi nelle nebbie del mito fino ad arrivare al Mondo nuovo di Mallick. A Pocahontas insomma.
Gli altri, tecnologicamente parlando, virare verso la fantascienza come la serie sgangherata di Wild Wild West.
Ci sono poi i western coi ranger, come Passaggio a nord ovest, con scene grandiose come i battelli trasportati lungo le pendici di una collina, di cui si ricorderà Herzog in Fitzcarraldo. E i western cavallereschi, dove gli eroi starebbero bene intorno a una tavola rotonda, il cui prototipo è Alan Ladd, cavaliere della valle solitaria.
Ci sono pure i western che vengono dai classici della letteratura, come L’ultimo dei Mohicani. I western classici alla John Wayne e quelli tormentati alla Actor’s studios, dove i protagonisti devono guardarsi oltre che dai nemici dai propri tormenti interiori.
È un genere che si presta alle metamorfosi, proprio come la poesia epica. Grande paese grande storia, o, come diceva Melville riferendosi a Moby Dick, solo con un grande animale posso fare un grande romanzo.
E difatti c’è anche il western marittimo, lo stesso Moby Dick di John Houston ad esempio, con un Gregory Peck abbruttito con cicatrice prepotteriana e gamba di osso di balena.
È un genere, il western, che deborda nello spazio, e non solo come sequel dei Magnifici sette (nello spazio). Infatti chi avrebbe il coraggio di negare che la saga di Guerre stellari è un film di cow boy travestiti da alieni?
Anche qui, come nel vecchio west, la tecnologia è una magia di cui si sa poco o niente, l’iperspazio un trucco da baraccone, e le pistole a raggi dormono (poco) in fondine pronte per l’estrazione.
Con Ian Solo che quando attacca a cavallo del suo Millenium Falcon urla come un vaquero al rodeo.

Pier Giuseppe Cavalli

10603278_309230999262195_1464152077524482874_n (1)

Danza tribale – olio su tela – 50×70 – 2006 – Pier Giuseppe Cavalli

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pillole PoP - © 2017