Gasata

Non dal ciel venuta a miracolo
mostrare, ma a bordo
di un Suv certo aziendale
ti sei immessa
nella mia corsia
quasi costringendomi
a un frontale.
Piena di te
parlando al cellulare,
per quanto alto sia il tuo scranno,
per quanto immensa
sia la tangenziale
viaggi di conserva
con la mia utilitaria
avvolta nella nuvola
delle sue primitive combustioni,
e sebbene sdegni
la roba riciclata
stai sicura, bada,
che assai prima dell’uscita
come me sarai gasata.

Il primo verso, l’incipit, come dicono quelli seri, riprende lo stilnovismo di Dante, come del resto l’idea di far precedere e seguire la poesia da brani in prosa (se devo annegarmi lo faccio in un mare grande, no?), solo che il miracolo non è quello di Beatrice che si mostra passeggiando, anzi fluttuando appena levata da terra per Firenze, ma una tamarra a bordo in un maledettissimo SUV in una delle tante tangenziali che contornano le città dello Stivale. Che ovviamente sta al telefono. E costei, pur inchiavardata nel suo abitacolo a prova di proiettile, non sarà immune dagli scarichi della mia velenosa utilitaria, che come tutti i piccoli è incazzosa con qualsivoglia essere vivente dell’universo mondo. Va da sé che anch’io nella geniale impresa di distruggere il pianeta ho la mia parte, ma almeno occupo poco spazio, che potrà essere riempito da altre auto. Non si adonti il gentil sesso, che il protagonista potrebbe benissimo essere un uomo, anzi statisticamente lo è. Si noti infine la finesse della nuvola, che non è la nuvoletta paradisiaca da cui Cupido scocca il suo fatal strale, ma mefitico gas di scarico (e così ho concluso con un bel novenario e tanto di alliterazione).    

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